<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" ><generator uri="https://jekyllrb.com/" version="3.10.0">Jekyll</generator><link href="https://webi-sabi.com/feed.xml" rel="self" type="application/atom+xml" /><link href="https://webi-sabi.com/" rel="alternate" type="text/html" /><updated>2026-05-22T14:03:42+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/feed.xml</id><title type="html">webi•sabi</title><subtitle>L&apos;imporante è averlo fatto.</subtitle><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><entry><title type="html">The Wind Rises</title><link href="https://webi-sabi.com/2026/05/19/the-wind-rises/" rel="alternate" type="text/html" title="The Wind Rises" /><published>2026-05-19T00:00:00+00:00</published><updated>2026-05-19T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2026/05/19/the-wind-rises</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2026/05/19/the-wind-rises/"><![CDATA[<p>“Il vento sta salendo, per cui dobbiamo vivere.”</p>

<p>Il film si apre con queste parole e ce lo ricorda in ogni fase della storia. Ci sono infinite interpretazioni di questa poesia, tutte corrette, tutte incomplete. Ma, come è ovvio nel momento in cui l’autore decide di schiantarle nel primo fotogramma, racchiude tutto il film in queste poche parole. Il personaggio di Caproni, famoso ingegnere aeronautico italiano, incorpora queste parole e ce le ricorda quando il protagonista non è più sicuro di cosa sta facendo.</p>

<p>Jiro è un creatore. Letteralmente è un ingegnere, metaforicamente un artista, magari un avatar di Miyazaki. Poco importa, è una di quelle persone che sente un sogno dentro di sé, di dover creare qualcosa. I creatori non sono come gli altri, sentono il bisogno di fare, di plasmare, di lasciare un segno. Jiro vuole fare aerei quando gli aerei sono una novità. Creatori come lui nel Giappone degli anni ‘20 però sono utili per la guerra. Gli aerei non sono altro che la nuova frontiera dello sterminio, della conquista e dell’attestazione della supremazia nazionale.</p>

<p>Jiro non è d’accordo con tutto questo, come il suo creatore è contro la guerra. Nel film viene addirittura definito un angelo da un altro personaggio che viene aiutato da lui durante il grande terremoto di Tokyo del 1923, durante il quale conosce la ragazza di cui poi si innamorerà. Il lavoro che trova subito dopo l’università è alla Mitsubishi, dove disegna aerei in appalto per l’esercito giapponese.</p>

<p>Il lavoro lo porta in giro per l’Europa, tra gli alleati dell’Asse. Vede in cosa si sta trasformando la Germania e per cosa si stanno preparando. È complice dello scopo guerrafondaio del suo lavoro e non fa nulla per placarlo. Come tanti altri creatori partecipa, volente o no, agli scopi del regime. Forse perché l’utilità è reciproca. Caproni afferma che preferisce un mondo con le piramidi. È disposto ad accettare la miseria e la schiavitù di chi le ha costruite pur di poterne ammirare l’ambizione.</p>

<p>Jiro disegna progetti sempre più ambiziosi, ma qualcosa gli manca. Ed è qui che reincontra quella ragazza che aiutò durante il sisma quasi 10 anni prima. Sembra rinascere, catturato dall’amore e ispirato dal suo lavoro.</p>

<p>Il tema dell’aria torna costante. La malattia dei polmoni che si porta via la ragazza — la tubercolosi. Il vento che, seduti sulla passerella tra le carrozze, gli fa volare il cappello e li fa conoscere. Il respiro potente e sofferente che esce dai motori a combustione degli aerei, resi con un tocco di genio da effetti sonori completamente vocalizzati.</p>

<p>Perché allora questo amore, portato dal vento e poi portato via? Forse Jiro stava per mollare, quando la polizia giapponese voleva incastrarlo per crimini di pensiero. L’unico modo per stare a galla era continuare a essere bravo nel suo lavoro, anche se non aveva tante ragioni per farlo. Credo abbia continuato perché voleva essere vivo per la sua amata e, alla fine, arriva al suo risultato tanto atteso. Ma quindi per questo ha continuato a vivere? Era il sogno o l’amore? Oppure uno ha gonfiato le vele dell’altro? Credo che Jiro come creatore prima di tutto fosse motivato dal suo lavoro, ma che il suo lavoro senza un’ancora emotiva fosse percepito da lui stesso come inutile. Forse è l’unica eccezione in cui ha vissuto, per la prima volta.</p>

<p>Jiro è il creatore di un aereo davvero formidabile: il Mitsubishi A6M. Il miglior caccia del mondo nonostante l’arretratezza giapponese in confronto agli altri grandi paesi industriali. L’aereo dei kamikaze. Jiro è il bambino che sognava di fare aerei belli, che si librassero in aria. Ce l’ha fatta. Ma è anche riuscito a vivere, mentre la sua vita veniva sferzata dal vento?</p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="movie" /><summary type="html"><![CDATA[“Il vento sta salendo, per cui dobbiamo vivere.”]]></summary></entry><entry><title type="html">The Drama</title><link href="https://webi-sabi.com/2026/05/15/the-drama/" rel="alternate" type="text/html" title="The Drama" /><published>2026-05-15T00:00:00+00:00</published><updated>2026-05-15T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2026/05/15/the-drama</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2026/05/15/the-drama/"><![CDATA[<p>Il film si apre con una premessa ordinaria per un film romantico: una coppia di giovani attraenti si conosce, vive qualche anno di relazione, si vuole bene, pensa di conoscersi e decide di sposarsi. Poi il dramma: lei (Emma) rivela che da adolescente aveva pianificato uno school shooting, che poi non ha portato a termine. C’è uno sgomento generale, ovviamente da parte del fidanzato (Charlie) ma soprattutto dall’amica con cui si trovano nel momento in cui viene rivelato questo segreto. L’altro amico sembra colpito ma sembra voler sgonfiare un po’ la situazione. In fondo questo segreto rischia di bloccare il futuro matrimonio.</p>

<p>Charlie cerca di capire, è ossessionato, inonda la fidanzata di domande ma sembra che niente di ciò che scopre lo renda soddisfatto, vuole una spiegazione diversa. Vorrebbe collegare la scelta di compiere un’azione simile a qualche trauma violento, come la morte della vicina di casa, qualcosa che abbia incrinato la salute mentale di Emma. Ma sembra che lei fosse un po’ bullizzata, niente di estremo, comune bullismo. Troppo comune come spiegazione.</p>

<p>Emma racconta che questo sentirsi isolata, assieme alla fascinazione per l’estetica degli school shooter e alla facilità di reperire un’arma dalla cassa del padre, hanno contribuito a maturare questa decisione. Soltanto quando poi si è sentita integrata in un gruppo di ragazzi, ironicamente impegnati per il controllo delle armi, allora ha lasciato indietro queste idee.</p>

<p>Emma non ha compiuto niente di violento, ma c’è andata molto vicina. Lo avrebbe fatto? È quel tipo di persona? È violenta? L’amica che la ostracizza violentemente — anche perché più vicina alla vicenda, in quanto sua cugina è rimasta paraplegica in seguito a uno school shooting — è ipocrita: lei da bambina ha chiuso un altro bambino con evidenti disabilità cognitive in un armadietto per più di un giorno, senza avvisare le autorità e mentendo al padre del bambino rinchiuso. La sua violenza è reale, ma meno grave di quella ipotetica ma mai compiuta di Emma.</p>

<p>In tutto questo penso che sia una scelta molto volontaria quella di avere Charlie come uomo non americano (nonostante sia quasi strano sentire Robert Pattinson con il suo accento originale british). Lo school shooting è un aspetto prettamente americano, per loro normale, vissuto, parte della cultura popolare. Non a caso i nostri protagonisti hanno l’età giusta per essere cresciuti durante la fama massima degli shooter. Per Charlie tutto questo è aberrante, ma anche da comprendere. Per l’amica è storia vera e tutto ciò che pensa sull’argomento è già scritto su pietra, un po’ per l’esperienza e un po’ per la pressione sociale su questo argomento.</p>

<p>Per Charlie è qualcosa di alieno, per cui sì è spaventato — però proprio perché non capisce cosa può voler dire di una persona aver avuto queste intenzioni. Emma è ancora la persona che era certo di amare?
Con la scena del DJ che assume sostanze stupefacenti il film ci chiede: ti preoccupi soltanto perché lo sai? Avresti preferito non saperlo e continuare la tua vita com’era prima?</p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="movie" /><summary type="html"><![CDATA[Il film si apre con una premessa ordinaria per un film romantico: una coppia di giovani attraenti si conosce, vive qualche anno di relazione, si vuole bene, pensa di conoscersi e decide di sposarsi. Poi il dramma: lei (Emma) rivela che da adolescente aveva pianificato uno school shooting, che poi non ha portato a termine. C’è uno sgomento generale, ovviamente da parte del fidanzato (Charlie) ma soprattutto dall’amica con cui si trovano nel momento in cui viene rivelato questo segreto. L’altro amico sembra colpito ma sembra voler sgonfiare un po’ la situazione. In fondo questo segreto rischia di bloccare il futuro matrimonio.]]></summary></entry><entry><title type="html">Come nascono le storie - Pablo Trincia</title><link href="https://webi-sabi.com/2026/05/14/come-nascono-le-storie/" rel="alternate" type="text/html" title="Come nascono le storie - Pablo Trincia" /><published>2026-05-14T00:00:00+00:00</published><updated>2026-05-14T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2026/05/14/come-nascono-le-storie</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2026/05/14/come-nascono-le-storie/"><![CDATA[<p>In questo specchio nella testa di un narratore forte come Pablo Trincia ci sono alcuni punti che sento molto vicini: l’intrigo e le storie nascoste anche nelle persone, nelle cose e nei luoghi più banali, e la necessità di rendere narrabile la propria vita.</p>

<p>Parto dal secondo punto che secondo me è intrinseco al primo: un narratore vuole romanticizzare TUTTO. E intendo tutto — quando Pablo riapre la scatola dei ricordi, metaforica o letterale, capisco a un livello viscerale la necessità di unire i pezzi, di trovare uno schema, una predestinazione. Come se la vita avesse una morale, un senso, qualcosa che si infila tra le trame dell’esistenza, che ci unisce e ci rende parte di una grande storia.</p>

<p>Questa ricerca sembra esistere soltanto nelle storie degli altri, ma parte da noi: da quell’evento traumatico, quella morte in famiglia, quel lavoro perso, quella difficoltà vissuta che ci porta inevitabilmente fin dove siamo ora.</p>

<p>Ed è per questo che un bravo narratore dà dignità a tutto ciò che è più comune e banale. Stephen King ci ha fatto una carriera portando al centro di una storia qualcosa che diamo per scontato, che sta un po’ ai confini del conscio. E se tutto ha una dignità, anche noi abbiamo dignità di essere raccontati — le persone a cui vogliamo bene, o magari quelle distanti per cui però proviamo un forte legame. Dare dignità a quell’isola perduta in mezzo all’Atlantico, la più lontana da tutti, può, di riflesso, dare dignità a noi.</p>

<p>Anche quando ci sentiamo incompresi, lontani, isolati.</p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="book" /><summary type="html"><![CDATA[In questo specchio nella testa di un narratore forte come Pablo Trincia ci sono alcuni punti che sento molto vicini: l’intrigo e le storie nascoste anche nelle persone, nelle cose e nei luoghi più banali, e la necessità di rendere narrabile la propria vita.]]></summary></entry><entry><title type="html">Disney Handcrafted</title><link href="https://webi-sabi.com/2026/02/15/disney-handcrafted/" rel="alternate" type="text/html" title="Disney Handcrafted" /><published>2026-02-15T00:00:00+00:00</published><updated>2026-02-15T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2026/02/15/disney-handcrafted</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2026/02/15/disney-handcrafted/"><![CDATA[<p>Il documentario ripercorre l’anno di costruzione del primo Disneyland ad Anaheim, ormai parte della città metropolitana di Los Angeles, ma che al tempo era terreno libero a 50 minuti dalla città.</p>

<p>Il documentario utilizza immagini restaurate e colorate della costruzione, facendo a meno dell’utilizzo delle videointerviste ai personaggi al centro della creazione di questo parco. Invece mantiene sempre le immagini dei lavoratori, ingegneri e artisti che lavorano ininterrottamente lasciando solo la voce di interviste di repertorio o nuove per rendere centrale il lavoro che veniva svolto nel parco.</p>

<p>Il documentario scorre con tensione e grande attesa per la scadenza vicinissima di apertura del parco, in totale circa 7 mesi, lasciando lo spettatore incollato allo schermo nonostante sappia che poi tutto è andato bene.</p>

<p>Il documentario è comunque un prodotto di propaganda Disney, tralasciando reali problemi o controversie, citando per esempio gli scioperi come mero ostacolo da superare per terminare il lavoro.</p>

<p>Il parco resta, comunque, un’opera di immaginazione, progettazione e creazione incredibile, resa possibile solo dal genio visionario di Walt Disney. Si resta a bocca aperta per ciò che è stato possibile realizzare ormai 70 anni fa con terra brulla e ingegno umano.</p>

<p>Il documentario racconta comunque una storia, ed è una lettera di ringraziamento per chi l’ha reso davvero possibile.</p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="documentary" /><summary type="html"><![CDATA[Il documentario ripercorre l’anno di costruzione del primo Disneyland ad Anaheim, ormai parte della città metropolitana di Los Angeles, ma che al tempo era terreno libero a 50 minuti dalla città.]]></summary></entry><entry><title type="html">Sentimental Value</title><link href="https://webi-sabi.com/2026/02/14/sentimental-value/" rel="alternate" type="text/html" title="Sentimental Value" /><published>2026-02-14T00:00:00+00:00</published><updated>2026-02-14T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2026/02/14/sentimental-value</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2026/02/14/sentimental-value/"><![CDATA[<p>Un’attrice dietro le quinte è pronta a entrare nel palco di uno spettacolo di successo, ma è recalcitrante e in pieno attacco di panico. Deve essere tirata e obbligata a iniziare la sua performance. Una volta sul palco, Nora, è una forza della natura.</p>

<p>Il “sentimental value” in questo film è rappresentato da vari elementi ma, al centro di tutto e più importante, è la casa dell’infanzia di Nora che in seguito al funerale della madre diventa un raccordo intrecciato di memorie e traumi esumati. Tra questi ricordi, quelli del padre assente Gustav sono fonte di ricordi spiacevoli per Nora: di quando lo aveva in casa litigioso con la madre ma, sopratutto, del momento in cui andò via e rimase per lo più assente per il resto della sua vita adulta.</p>

<p>Gustav non sa comunicare i suoi sentimenti, è un uomo di vecchio stampo, ma anche un regista di successo e un genio del cinema e dell’arte. Solo in quel modo riesce a condividere la sua vita interiore, ed è per questo che propone a Nora e a suo nipotino una parte nel suo prossimo film, girato interamente nella casa. Vuole dire qualcosa alla figlia, ma solo con il cinema può dirla.</p>

<p>Lei fugge e non capisce perché adesso le dia tutte queste attenzioni. Rifiuta il copione che, per un certo periodo, va in mano a un’importante attrice: Rachel. Quest’ultima si impegna, cerca di capire il personaggio, lo studia e chiede a Gustav “qual è il suo motivo: perché alla fine del film la protagonista, dopo aver salutato il figlio, decide di togliersi la vita? Ma non riesce a capire questo personaggio, perché lei non è Nora.</p>

<p>Quando Nora viene convinta dalla sorella a leggere il copione, allora capisce.
Capisce che lei è come il padre, che lui come lei ha sofferto degli stessi problemi, anche se con traumi diversi.
Si sente vista, ma soprattutto per la prima volta, vede il padre. Rimangono i difetti dell’uomo, i difetti dell figlia, però finalmente adesso si comprendono.</p>

<p>Alla fine Nora gira il film del padre, ma il finale questa volta cambia: dopo aver salutato il figlio va verso il cappio, poi però il figlio torna indietro perché si era scordato qualcosa. Lei corre ad aprirgli, poi lo saluta. Quando torna al cappio, questa volta ci pensa. Sipario.</p>

<p>La casa ha un grosso valore sentimentale, ma forse più negativo che positivo. Simbolicamente, Gustav distrugge e deturpa la casa ristrutturandola e rendendola moderna, una vera tabula rasa. Solo così si può ripartire. Ma questa volta, per scollegare il significato e i ricordi dalla casa, decide di girare il film interamente in un set.</p>

<p>Un film contenuto, che vuole raccontare una storia profondamente personale con una regia semplice, ma precisa. Ho apprezzato la leggerezza dell’interpretazione di Stellan Skarsgård, che nascondeva una profondità tale da farti quasi pensare che per lui, quella storia, era reale.</p>

<p><a href="https://www.themoviedb.org/movie/1124566-affeksjonsverdi">TMDB: Sentimental Value</a></p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="movie" /><summary type="html"><![CDATA[Un’attrice dietro le quinte è pronta a entrare nel palco di uno spettacolo di successo, ma è recalcitrante e in pieno attacco di panico. Deve essere tirata e obbligata a iniziare la sua performance. Una volta sul palco, Nora, è una forza della natura.]]></summary></entry><entry><title type="html">Other Minds</title><link href="https://webi-sabi.com/2025/12/15/other-minds/" rel="alternate" type="text/html" title="Other Minds" /><published>2025-12-15T00:00:00+00:00</published><updated>2025-12-15T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2025/12/15/other-minds</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2025/12/15/other-minds/"><![CDATA[<p>I read this book back to back after “Children of the fall” as the author cited this book for the scientific literature and I was interested in learning more about the octopi. The arguments are all well researched and often counter argued, but the most interesting aspect of the book are the anecdotes that the author links to the scientific research. The magic of the cephalopods is not lost in the prose that serves the need to grow empathy toward a very very alien but earthly being. I’m closing this book with more knowledge about this incredible animals and a new appreciation of their different type of intelligence. What a marvel!</p>

<p><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Other_Minds:_The_Octopus,_the_Sea,_and_the_Deep_Origins_of_Consciousness">Wikipedia: Other Minds</a></p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="book" /><summary type="html"><![CDATA[I read this book back to back after “Children of the fall” as the author cited this book for the scientific literature and I was interested in learning more about the octopi. The arguments are all well researched and often counter argued, but the most interesting aspect of the book are the anecdotes that the author links to the scientific research. The magic of the cephalopods is not lost in the prose that serves the need to grow empathy toward a very very alien but earthly being. I’m closing this book with more knowledge about this incredible animals and a new appreciation of their different type of intelligence. What a marvel!]]></summary></entry><entry><title type="html">Speak No Evil</title><link href="https://webi-sabi.com/2025/10/26/speak-no-evil/" rel="alternate" type="text/html" title="Speak No Evil" /><published>2025-10-26T00:00:00+00:00</published><updated>2025-10-26T00:00:00+00:00</updated><id>https://webi-sabi.com/2025/10/26/speak-no-evil</id><content type="html" xml:base="https://webi-sabi.com/2025/10/26/speak-no-evil/"><![CDATA[<p>In questo remake americano di una storia danese, le differenze rispetto all’originale fanno emergere temi che trovo molto interessanti.</p>

<p>I personaggi si lasciano leggere come due archetipi incarnati dalle due famiglie: da una parte la tradizione, dall’altra la modernità.</p>

<p>Abbiamo due uomini: uno cacciatore, fisico imponente, abituato a prendere l’iniziativa; l’altro “moderno”, che in ogni aspetto della sua vita sembra perdere pezzi della propria mascolinità.</p>

<p>Le due donne sono il contrappunto: una sottomessa alle decisioni del marito, l’altra caparbia, coraggiosa, costretta a prendersi cura della propria famiglia perché nessun altro lo farà.</p>

<p>Che dietro tutto ci sia del marcio lo scopriremo presto, ma qui mi interessa l’essenza di questi archetipi e cosa significano oggi.</p>

<p>L’uomo tradizionale si rifugia dietro una facciata di sicurezza: agisce senza tentennamenti, è forte, è furbo e in più modi può, e spesso assoggetta, chi gli sta intorno.</p>

<p>L’uomo moderno invece è perduto, senza più una traccia già segnata nella terra dagli antenati. Il protagonista non ha potere nella sua vita: la moglie è delusa e cerca l’attenzione di altri uomini, perde il lavoro, ai colloqui non riceve risposta, e soprattutto non prende mai decisioni perché non sa più quale sia la cosa “giusta” da fare.</p>

<p>La donna moderna, al contrario, è sovraccarica. A ciò che deve già gestire della propria vita si aggiunge il peso della famiglia: deve prendersi cura non solo della figlia, ma anche del suo uomo. Il film lo mostra chiaramente: ogni atto di violenza necessario a salvare la famiglia è compiuto da lei. E non basta. Deve anche indicare la via al compagno: pure questa diventa una sua responsabilità.</p>

<p>Entrando nell’era moderna la donna ha avuto una rivoluzione: da oggetto confinato in una posizione senza potere a soggetto che decide per sé e, spesso, anche per gli altri. Non solo ha ottenuto agency: deve continuare a sostenere le antiche responsabilità. È dato quasi per scontato; dopotutto, l’uomo non ha avuto una vera evoluzione.</p>

<p>L’uomo moderno è stato decostruito: prova a restare aggrappato al vecchio controllo patriarcale, ma appare patetico nel tentativo. Il mondo è andato avanti, lui no. Non ha avuto una catarsi, non si è trasformato: è un guscio di ciò che era.</p>

<p>Ed è proprio in questa crepa che si insinua, viscida, la retorica conservatrice: l’ideale dell’uomo cacciatore, forte, che tiene la famiglia in pugno. In un panorama di smarrimento, il ritorno indietro sembra l’unica via. Ma forse, più che un ritorno al passato, all’uomo serve tempo per ricostruirsi, mentre la donna diventa padrona del proprio destino e salva la sua famiglia, ponendo fine a questa pazzia.</p>]]></content><author><name>Alessandro Pintus</name><email>ale.pintus@proton.me</email></author><category term="review" /><category term="movie" /><summary type="html"><![CDATA[In questo remake americano di una storia danese, le differenze rispetto all’originale fanno emergere temi che trovo molto interessanti.]]></summary></entry></feed>