The Wind Rises
“Il vento sta salendo, per cui dobbiamo vivere.”
Il film si apre con queste parole e ce lo ricorda in ogni fase della storia. Ci sono infinite interpretazioni di questa poesia, tutte corrette, tutte incomplete. Ma, come è ovvio nel momento in cui l’autore decide di schiantarle nel primo fotogramma, racchiude tutto il film in queste poche parole. Il personaggio di Caproni, famoso ingegnere aeronautico italiano, incorpora queste parole e ce le ricorda quando il protagonista non è più sicuro di cosa sta facendo.
Jiro è un creatore. Letteralmente è un ingegnere, metaforicamente un artista, magari un avatar di Miyazaki. Poco importa, è una di quelle persone che sente un sogno dentro di sé, di dover creare qualcosa. I creatori non sono come gli altri, sentono il bisogno di fare, di plasmare, di lasciare un segno. Jiro vuole fare aerei quando gli aerei sono una novità. Creatori come lui nel Giappone degli anni ‘20 però sono utili per la guerra. Gli aerei non sono altro che la nuova frontiera dello sterminio, della conquista e dell’attestazione della supremazia nazionale.
Jiro non è d’accordo con tutto questo, come il suo creatore è contro la guerra. Nel film viene addirittura definito un angelo da un altro personaggio che viene aiutato da lui durante il grande terremoto di Tokyo del 1923, durante il quale conosce la ragazza di cui poi si innamorerà. Il lavoro che trova subito dopo l’università è alla Mitsubishi, dove disegna aerei in appalto per l’esercito giapponese.
Il lavoro lo porta in giro per l’Europa, tra gli alleati dell’Asse. Vede in cosa si sta trasformando la Germania e per cosa si stanno preparando. È complice dello scopo guerrafondaio del suo lavoro e non fa nulla per placarlo. Come tanti altri creatori partecipa, volente o no, agli scopi del regime. Forse perché l’utilità è reciproca. Caproni afferma che preferisce un mondo con le piramidi. È disposto ad accettare la miseria e la schiavitù di chi le ha costruite pur di poterne ammirare l’ambizione.
Jiro disegna progetti sempre più ambiziosi, ma qualcosa gli manca. Ed è qui che reincontra quella ragazza che aiutò durante il sisma quasi 10 anni prima. Sembra rinascere, catturato dall’amore e ispirato dal suo lavoro.
Il tema dell’aria torna costante. La malattia dei polmoni che si porta via la ragazza — la tubercolosi. Il vento che, seduti sulla passerella tra le carrozze, gli fa volare il cappello e li fa conoscere. Il respiro potente e sofferente che esce dai motori a combustione degli aerei, resi con un tocco di genio da effetti sonori completamente vocalizzati.
Perché allora questo amore, portato dal vento e poi portato via? Forse Jiro stava per mollare, quando la polizia giapponese voleva incastrarlo per crimini di pensiero. L’unico modo per stare a galla era continuare a essere bravo nel suo lavoro, anche se non aveva tante ragioni per farlo. Credo abbia continuato perché voleva essere vivo per la sua amata e, alla fine, arriva al suo risultato tanto atteso. Ma quindi per questo ha continuato a vivere? Era il sogno o l’amore? Oppure uno ha gonfiato le vele dell’altro? Credo che Jiro come creatore prima di tutto fosse motivato dal suo lavoro, ma che il suo lavoro senza un’ancora emotiva fosse percepito da lui stesso come inutile. Forse è l’unica eccezione in cui ha vissuto, per la prima volta.
Jiro è il creatore di un aereo davvero formidabile: il Mitsubishi A6M. Il miglior caccia del mondo nonostante l’arretratezza giapponese in confronto agli altri grandi paesi industriali. L’aereo dei kamikaze. Jiro è il bambino che sognava di fare aerei belli, che si librassero in aria. Ce l’ha fatta. Ma è anche riuscito a vivere, mentre la sua vita veniva sferzata dal vento?