The Drama
Il film si apre con una premessa ordinaria per un film romantico: una coppia di giovani attraenti si conosce, vive qualche anno di relazione, si vuole bene, pensa di conoscersi e decide di sposarsi. Poi il dramma: lei (Emma) rivela che da adolescente aveva pianificato uno school shooting, che poi non ha portato a termine. C’è uno sgomento generale, ovviamente da parte del fidanzato (Charlie) ma soprattutto dall’amica con cui si trovano nel momento in cui viene rivelato questo segreto. L’altro amico sembra colpito ma sembra voler sgonfiare un po’ la situazione. In fondo questo segreto rischia di bloccare il futuro matrimonio.
Charlie cerca di capire, è ossessionato, inonda la fidanzata di domande ma sembra che niente di ciò che scopre lo renda soddisfatto, vuole una spiegazione diversa. Vorrebbe collegare la scelta di compiere un’azione simile a qualche trauma violento, come la morte della vicina di casa, qualcosa che abbia incrinato la salute mentale di Emma. Ma sembra che lei fosse un po’ bullizzata, niente di estremo, comune bullismo. Troppo comune come spiegazione.
Emma racconta che questo sentirsi isolata, assieme alla fascinazione per l’estetica degli school shooter e alla facilità di reperire un’arma dalla cassa del padre, hanno contribuito a maturare questa decisione. Soltanto quando poi si è sentita integrata in un gruppo di ragazzi, ironicamente impegnati per il controllo delle armi, allora ha lasciato indietro queste idee.
Emma non ha compiuto niente di violento, ma c’è andata molto vicina. Lo avrebbe fatto? È quel tipo di persona? È violenta? L’amica che la ostracizza violentemente — anche perché più vicina alla vicenda, in quanto sua cugina è rimasta paraplegica in seguito a uno school shooting — è ipocrita: lei da bambina ha chiuso un altro bambino con evidenti disabilità cognitive in un armadietto per più di un giorno, senza avvisare le autorità e mentendo al padre del bambino rinchiuso. La sua violenza è reale, ma meno grave di quella ipotetica ma mai compiuta di Emma.
In tutto questo penso che sia una scelta molto volontaria quella di avere Charlie come uomo non americano (nonostante sia quasi strano sentire Robert Pattinson con il suo accento originale british). Lo school shooting è un aspetto prettamente americano, per loro normale, vissuto, parte della cultura popolare. Non a caso i nostri protagonisti hanno l’età giusta per essere cresciuti durante la fama massima degli shooter. Per Charlie tutto questo è aberrante, ma anche da comprendere. Per l’amica è storia vera e tutto ciò che pensa sull’argomento è già scritto su pietra, un po’ per l’esperienza e un po’ per la pressione sociale su questo argomento.
Per Charlie è qualcosa di alieno, per cui sì è spaventato — però proprio perché non capisce cosa può voler dire di una persona aver avuto queste intenzioni. Emma è ancora la persona che era certo di amare? Con la scena del DJ che assume sostanze stupefacenti il film ci chiede: ti preoccupi soltanto perché lo sai? Avresti preferito non saperlo e continuare la tua vita com’era prima?