Come nascono le storie - Pablo Trincia
In questo specchio nella testa di un narratore forte come Pablo Trincia ci sono alcuni punti che sento molto vicini: l’intrigo e le storie nascoste anche nelle persone, nelle cose e nei luoghi più banali, e la necessità di rendere narrabile la propria vita.
Parto dal secondo punto che secondo me è intrinseco al primo: un narratore vuole romanticizzare TUTTO. E intendo tutto — quando Pablo riapre la scatola dei ricordi, metaforica o letterale, capisco a un livello viscerale la necessità di unire i pezzi, di trovare uno schema, una predestinazione. Come se la vita avesse una morale, un senso, qualcosa che si infila tra le trame dell’esistenza, che ci unisce e ci rende parte di una grande storia.
Questa ricerca sembra esistere soltanto nelle storie degli altri, ma parte da noi: da quell’evento traumatico, quella morte in famiglia, quel lavoro perso, quella difficoltà vissuta che ci porta inevitabilmente fin dove siamo ora.
Ed è per questo che un bravo narratore dà dignità a tutto ciò che è più comune e banale. Stephen King ci ha fatto una carriera portando al centro di una storia qualcosa che diamo per scontato, che sta un po’ ai confini del conscio. E se tutto ha una dignità, anche noi abbiamo dignità di essere raccontati — le persone a cui vogliamo bene, o magari quelle distanti per cui però proviamo un forte legame. Dare dignità a quell’isola perduta in mezzo all’Atlantico, la più lontana da tutti, può, di riflesso, dare dignità a noi.
Anche quando ci sentiamo incompresi, lontani, isolati.